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IL CASTEL D'AMORE

Nel mondo cortese del XIII secolo,
erano molti i divertimenti pubblici in cui la migliore gioventù si cimentava per
dimostrare la sua valentia e la sua forza.
Normalmente il nostro pensiero corre
subito a giostre, tornei e gare di cavalli ma molto più diffuso di quanto non si pensi
comunemente era il gioco del Castel d'Amore. Si trattava di un castello fittizio, in
legno, adornato con fiori, pelli e stoffe preziose in cui venivano rinchiuse nobili
damigelle col compito di difenderlo dagli assalti di baldi ed altrettanto nobili
giovanotti che, pur bardati come se partecipassero ad un vero assalto, dovevano però
conquistare il cuore delle dame in una gara di continue cortesie e raffinatezze: una
specie di gara di eleganza, eleganza nel portamento, eleganza nei doni ed eleganza nelle
parole usate per persuadere le dame ad aprire il portone d'accesso.

Perché era questo lo scopo del
gioco: convincere le belle castellane ad arrendersi a chi più si mostrava esperto nel
gioco dell'amor cortese.
Nessuna volgarità, quindi, nessuna
brutalità, non cozzi di scudi e clangore di spade, solo bellezza e gentilezza: bei tempi!
Non conosciamo molto di più su
questo gioco, ma esso era particolarmente vivo nella Marca Trevigiana e rimase famosa la
gara svoltasi a Treviso nel 1214 perché, siccome sempre di gara si trattava, l'eccesso di
agonismo dei partecipanti portò a gravi offese fra i concorrenti.
I padovani stracciarono la bandiera
dei veneziani e questi tentarono subito di lavare nel sangue l'offesa ricevuta e,
sguainate le spade, scatenarono una zuffa generale. Come spesso succede, su quella che
poteva essere una banale (anche se grave) lite di gioco, si innestarono le rivalità fra
città e città e si giunse alla guerra vera e propria.

Nel riproporre in chiave moderna il
gioco, non si vuol certo scatenare una gazzarra del genere, anzi, al di la dell'episodio
surricordato, si vuol suggerire agli spettatori che nel nostro truce e spietato medio evo
c'era spazio per la gioia e la gentilezza, forse molto più di quanto non ve ne sia adesso
.........E nel tentativo di ricrearne almeno parzialmente l'idea, il gioco moderno si
presenta come la rivisitazione di un vero assalto, con prove di resistenza e di abilità
che ricreano le difficoltà effettive: l'attraversamento del bosco o delle
"fratte", quello del torrente, del fossato, della "mina" o galleria e
la scalata alle mura. Ma anche qui, come un tempo, il castello provvisorio, in
legno, e ad accogliere i più valorosi dei concorrenti c'è una dama graziosa e gentile.
Particolare prosaico: il castello è
fittizio solo perché la Sovrintendenza alle Belle Arti ha giustamente vietato l'uso di
quello vero per motivi di sicurezza (delle mura più che degli uomini)!

IL GIOCO
Tredici squadre, una per borgo,
composte da quattro giovani guidati da un cavaliere, si sfideranno in un percorso irto di
difficoltà quali l'attraversamento del bosco, il guado delle paludi, il superamento del
fossato e l'abbattimento della porta del castello. Tutto ciò allo scopo di raggiungere la
torre dove attendono quattro dolci damigelle.
Le squadre inoltre saranno attrezzate
di scale e di ariete utili a superare gli ostacoli; il cavaliere porterà con sé lo scudo
ed il vessillo che sarà consegnato alle damigelle.
Le squadre si sfideranno in quattro
corse eliminatorie e i primi arrivati accederanno alla finale che assegnerà il Palio del
Castel dAmore, opera eseguita e donata dal Maestro Viola.
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